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Concimi naturali vs chimici:

Concimi naturali vs chimici

La scelta del concime in un frutteto non è mai banale. Influenza la produttività stagionale, la fertilità a lungo termine del suolo, la resistenza delle piante allo stress idrico e patogeno e  nel caso di produzioni certificate  la conformità al disciplinare biologico o integrato. La realtà agronomica è più articolata, e ignorarla porta a scelte subottimali sia in termini produttivi che economici.

Questo articolo analizza le differenze chimico-funzionali tra le due categorie, i meccanismi di azione nel sistema suolo-pianta, le strategie di utilizzo stagionale e i vincoli normativi vigenti in Italia.

 Concimi minerali e organici: cosa li differenzia davvero

Dal punto di vista chimico-funzionale, la differenza fondamentale tra concimi minerali e organici non risiede tanto nell’origine quanto nella disponibilità dei nutrienti e nell’effetto sul sistema suolo-pianta.

Concimi minerali (o di sintesi)

I concimi minerali forniscono elementi nutritivi (azoto (N), fosforo (P), potassio (K) da cui la sigla NPK) sotto forma di sali idrosolubili, direttamente assorbibili dall’apparato radicale. Una volta disciolti nella soluzione circolante del suolo, gli ioni nutritivi sono disponibili per l’assorbimento radicale in tempi molto più rapidi rispetto a qualsiasi fonte organica. Questo è il loro principale vantaggio: in condizioni di carenza acuta o in fase di ripresa vegetativa primaverile, sono lo strumento più efficace per intervenire con precisione e rapidità.

È bene chiarire che gli elementi che apportano — azoto, fosforo, potassio — sono chimicamente identici a quelli che si liberano nel suolo dalla mineralizzazione della sostanza organica. La differenza non è nella natura degli elementi ma nella forma in cui vengono forniti e nella velocità con cui diventano disponibili per la pianta. Il punto critico non è quindi la tossicità intrinseca del prodotto, ma la gestione nel tempo. Usati come unica fonte di nutrimento, senza apporti organici possono provocare diverse problematiche:

  • Impoveriscono progressivamente la struttura del suolo.
  • Riducono la ritenzione idrica.
  • Deprimono l’attività microbica.
  • Degradano l’humus.
  • Possono alterare il pH.

Questi sono tutti fattori che alla lunga limitano l’efficienza degli stessi concimi minerali. A questo si aggiunge il rischio di lisciviazione dell’azoto nitrico verso le falde acquifere, problema particolarmente rilevante nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati designate ai sensi della Direttiva 91/676/CEE.

 Concimi organici

I concimi organici (letame maturo, stallatico, compost, cornunghia, farine di ossa, guano, humus di lombrico, residui vegetali) devono prima subire un processo di mineralizzazione microbica nel suolo per rendere disponibili i nutrienti alle radici. I principali attori di questo processo sono funghi, batteri, actinomiceti e fauna del suolo, la cui attività è strettamente temperature-dipendente: rallenta sensibilmente sotto i 10°C e si riduce drasticamente in condizioni di siccità o asfissia radicale. La sincronia con il fabbisogno della pianta non è quindi automatica, dipende dall’epoca di apporto, dalla temperatura del suolo e dalla stabilità del prodotto, ma con una corretta pianificazione rappresenta uno dei principali vantaggi di questa categoria.

Rispetto ai minerali, i prodotti organici stabilizzati e ben maturi riducono il rischio di lisciviazione dell’azoto nitrico, evitano picchi di concentrazione salina nella soluzione circolante e favoriscono la proliferazione di microrganismi utili nel suolo. Quest’ultimo aspetto merita però una precisazione: vale per prodotti di qualità certificata e adeguatamente maturi. Letame fresco, liquami non stabilizzati o prodotti provenienti da allevamenti con uso intensivo di antibiotici possono introdurre patogeni o residui farmacologici che alterano l’equilibrio microbico invece di migliorarlo.

Il valore aggiunto più rilevante rispetto ai soli concimi minerali è l’apporto di carbonio organico, aminoacidi, acidi umici e fulvici: componenti che migliorano struttura, CEC e fertilità biologica del suolo nel lungo periodo. È utile precisare che i concimi organo-minerali e alcuni biostimolanti derivati da leonardite o da idrolisi proteica coprono parzialmente questi benefici, pur non essendo organici puri.

Il ciclo della sostanza organica: perché è fondamentale in frutticoltura

Nei sistemi naturali non disturbati — boschi di latifoglie, foreste mediterranee — non esiste concimazione antropica, eppure la vegetazione cresce rigogliosa. Il meccanismo è il ciclo continuo della sostanza organica: residui vegetali e animali vengono mineralizzati dai microrganismi del suolo e i nutrienti vengono resi nuovamente disponibili per le radici in un equilibrio dinamico e auto-regolante.

In un frutteto coltivato, questo ciclo viene interrotto o rallentato da più fattori contemporaneamente: la lavorazione meccanica del terreno rompe gli aggregati del suolo e accelera l’ossidazione della sostanza organica, la raccolta dei frutti rimuove biomassa senza restituirla al suolo, e il diserbo totale, dove ancora praticato, elimina la flora spontanea nelle interfila riducendo l’apporto di biomassa radicale. Nella frutticoltura integrata moderna il diserbo totale è progressivamente sostituito dall’inerbimento controllato delle interfila, che invece contribuisce positivamente alla sostanza organica del suolo. Il risultato della gestione convenzionale più intensiva è comunque una progressiva riduzione del tenore di sostanza organica, con effetti negativi su struttura, CEC (capacità di scambio cationico), ritenzione idrica e attività biologica. La concimazione organica è il modo più diretto per reintrodurre sostanza organica nel sistema e contrastare questa tendenza all’impoverimento.

Un parametro di riferimento utile nella gestione del suolo del frutteto è il tenore di sostanza organica, le cui soglie critiche dipendono principalmente dalla tessitura del suolo:

  • Sotto l’1% nei suoli sabbiosi.
  • Sotto l’1,5% nei suoli franco-sabbiosi.
  • Sotto il 2% nei suoli franco-argillosi.
  • Sotto il 2,5-3% nei suoli argillosi si è in condizioni di deficit strutturale che limitano la risposta della coltura anche alle concimazioni minerali più accurate.

Va tenuto presente che i suoli meridionali tendono strutturalmente a valori più bassi rispetto a quelli settentrionali, a causa delle temperature più alte che accelerano la mineralizzazione della sostanza organica durante l’anno. In questi casi l’integrazione organica non è un’opzione ma una necessità agronomica.

 I concimi organo-minerali: la terza via spesso sottovalutata

Il Reg. UE 1009/2019, in vigore dal luglio 2022, si applica ai prodotti commercializzati come "Fertilizzante UE" e definisce i concimi organo-minerali come prodotti ottenuti dalla reazione o dalla miscela di concimi organici con concimi minerali semplici o composti (All. I, PFC 3). Il D.Lgs. 75/2010 rimane parallelamente in vigore per i fertilizzanti che circolano solo sul mercato nazionale: i due sistemi coesistono e la scelta del riferimento normativo dipende dal canale di commercializzazione del prodotto.

Dal punto di vista agronomico, gli organo-minerali presentano caratteristiche che li rendono uno strumento complementare — non sostitutivo — degli apporti organici stagionali:

  • Rapidità di disponibilità dei nutrienti: la componente minerale garantisce un effetto a pronto effetto paragonabile ai concimi minerali puri
  • Contributo alla componente biologica del suolo: la quota organica alimenta parzialmente il microbiota, ma in misura inferiore rispetto a un organico puro
  • Miglioramento strutturale proporzionale alla quota organica: più alta è la componente organica del prodotto, maggiore è il beneficio sulla struttura del suolo — verificare sempre la composizione in etichetta
  • Riduzione del rischio di lisciviazione: in condizioni di suolo carente di sostanza organica, la componente organica rallenta il rilascio dell’azoto rispetto a un minerale puro

I principali concimi organici usati in frutticoltura

I prodotti organici disponibili sul mercato non sono una categoria omogenea: hanno origini, meccanismi d’azione e momenti d’uso molto diversi tra loro. Conoscere le caratteristiche di ciascuno è il presupposto per costruire un piano di concimazione razionale.

Il letame bovino maturo è il più diffuso per disponibilità e costo, ma va sempre utilizzato dopo un periodo di maturazione di almeno 6 mesi: il letame fresco rilascia ammoniaca volatile, può bruciare le radici e introdurre patogeni. Il suo valore principale non è il titolo NPK — basso — ma il contributo alla microflora e al miglioramento strutturale del suolo.

Lo stallatico pellettato è la versione lavorata e concentrata del letame, inodore e distribuibile meccanicamente. I titoli variano significativamente in funzione della specie animale di origine: il pellettato avicolo ha titoli azotati sensibilmente più alti rispetto al bovino. Prima dell’acquisto, si consiglia di richiedere l’analisi del prodotto al fornitore specificando la specie.

La cornunghia è tra le fonti organiche più concentrate in azoto a lenta cessione. È particolarmente indicata per gli apporti autunnali di fondo, dove la mineralizzazione lenta durante l’inverno rende i nutrienti disponibili in primavera, in coincidenza con la ripresa vegetativa.

Le farine di ossa sono la principale fonte organica di fosforo. La loro efficacia dipende però dal pH del suolo: si mineralizzano bene a pH acido-neutro (5.5-6.5), mentre a pH elevato il fosforo tende a precipitare come fosfato tricalcico, riducendo significativamente la disponibilità per le radici. Esistono inoltre due tipologie con titoli molto diversi (crude e cotte o sterilizzate).

Il guano esiste in due forme con profili completamente diversi:

  • Il guano fresco è ricco di azoto e fosforo in forma rapidamente disponibile.
  • Il guano fossile mineralizzato ha titoli azotati bassissimi ma è molto ricco di fosforo. Gli estratti liquidi specificamente formulati possono essere utilizzati in fertirrigazione biologica, mentre la forma solida si applica al suolo.

Il compost certificato ha titoli NPK bassi, ma il suo valore non è l’apporto nutritivo diretto: è l’ammendante per eccellenza per migliorare CEC, capacità idrica e attività biologica del suolo nel lungo periodo. Va considerato come investimento strutturale, non come concime stagionale.

L’humus di lombrico ha anch’esso titoli NPK contenuti, ma è ricco di enzimi, ormoni vegetali naturali e microorganismi ad alta attività biologica. È particolarmente indicato per impianti giovani, vivai e come starter radicale al trapianto, dove la stimolazione dell’apparato radicale è prioritaria rispetto all’apporto nutritivo diretto.

Biostimolanti e inoculanti microbici: differenze e impieghi in frutticoltura

I biostimolanti sono definiti dal Reg. UE 1009/2019 (PFC 6) come categoria distinta dai fertilizzanti: non apportano NPK in dosi significative, ma modulano i processi fisiologici della pianta migliorando l’efficienza di assorbimento dei nutrienti già presenti nel suolo, aumentando la tolleranza agli stress abiotici e favorendo lo sviluppo radicale.

Le principali categorie utilizzate in frutticoltura sono:

  • Estratti di alghe marine: tra le specie più studiate Ascophyllum nodosum, Ecklonia maxima e Sargassum spp. Agiscono sulla tolleranza allo stress idrico e termico e stimolano la radicazione grazie alla presenza di auxine naturali.
  • Aminoacidi idrolizzati: migliorano l’assorbimento dei nutrienti e la sintesi proteica della pianta, particolarmente utili nei periodi di stress.
  • Acidi umici e fulvici: migliorano la struttura del suolo, la CEC e la disponibilità dei microelementi in soluzione.
  • Inoculanti microbici (micorrize e batteri della rizosfera): tecnicamente classificati come categoria distinta dai biostimolanti in senso stretto (PFC 6, CMC 7). Le micorrize aumentano la superficie di assorbimento radicale; batteri come Azospirillum e Bacillus subtilis migliorano la solubilizzazione del fosforo e la disponibilità dell’azoto. Il Bacillus subtilis è inoltre registrato come agente di biocontrollo contro funghi patogeni fogliari e radicali, una doppia funzione da tenere presente nella pianificazione dei trattamenti.

La maggior parte dei biostimolanti di origine naturale è compatibile con l’agricoltura biologica, ma l’ammissibilità va verificata per ogni prodotto specifico ai sensi del Reg. UE 848/2018. Infatti, non tutti i formulati commerciali sono conformi, poiché alcuni contengono carrier o eccipienti non ammessi dal disciplinare.

In frutticoltura integrata trovano largo impiego nei momenti di maggiore stress stagionale (siccità estiva, freddo tardivo, allegagione difficile) e nella fase di post-impianto, dove la combinazione di micorrize e aminoacidi favorisce l’attecchimento e lo sviluppo precoce dell’apparato radicale.

Strategia stagionale di concimazione nel frutteto

La scelta del concime in un frutteto professionale non si riduce a una contrapposizione tra organico e chimico. Ogni categoria ha un ruolo specifico nel ciclo nutritivo della pianta e del suolo: l’obiettivo è capire quale prodotto utilizzare, in quale momento fenologico e in quale dose.

PeriodoProdotti consigliatiTipo apportoObiettivo agronomico
Autunno / inizio invernoLetame maturo, compost, stallatico pellettato, cornunghiaOrganica pesanteAvviare mineralizzazione per la primavera; migliorare struttura del suolo
Fine inverno / germogliamentoNitrato di calcio, urea a lento rilascio, organo-mineraleMinerale o organo-min.Supportare la ripresa vegetativa con N prontamente disponibile
Primavera / allegagioneConcimi K-Ca, nitrato di potassio, concimi idrosolubiliMinerale pronto effettoNutrizione mirata nelle fasi critiche di fioritura, allegagione e sviluppo iniziale del frutto
EstateConcimi fogliari: B, Zn, Fe, Mn; K in copertura radicaleIntegrazione fogliare + radicaleCorreggere carenze microelementi; supportare ingrossamento frutto. Applicazioni fogliari da effettuare nelle ore fresche per evitare fitotossicità
Riposo vegetativoAmmendanti organici, acidi umici e fulviciOrganica + ammendantiInvestimento sulla fertilità strutturale a lungo termine. I biostimolanti microbici sono più efficaci se anticipati all’autunno, quando la temperatura del suolo favorisce ancora l’attività biologica

⚠️  Il nitrato ammonico (NA) ad alto titolo (>28% N) è soggetto a restrizioni normative in Italia (Reg. UE 1907/2006): è riservato agli utilizzatori professionali registrati. In frutticoltura è preferibile il nitrato di calcio, privo di tali vincoli e con il vantaggio aggiuntivo dell’apporto di calcio.

Concimazione fogliare: quando integra e quando non sostituisce

La concimazione fogliare è uno strumento di integrazione, non di sostituzione della nutrizione radicale. Va impiegata quando:

  • Si devono correggere carenze di microelementi (Fe, Zn, B, Mn) in suoli con pH che ne limita l’assorbimento radicale. Per la clorosi ferrica in suoli alcalini, il chelato più efficace per uso fogliare è il Fe-EDDHA, stabile ad alto pH; Fe-EDTA e Fe-DTPA sono invece più indicati per la fertirrigazione radicale, dove il pH della soluzione è controllabile.
  • Ci sono condizioni di stress idrico che rallentano il flusso xilematico e quindi il trasporto dei nutrienti dal suolo alle foglie.
  • In pre-fioritura si vuole supportare la qualità del polline e la percentuale di allegagione con apporti mirati di B e Zn, microelementi critici per la germinazione del polline e la formazione del tubetto pollinico.
  • In post-raccolta, soprattutto in drupacee (pesco, albicocco, ciliegio) e pomacee (melo, pero), si vogliono ricaricare le riserve azotate nei tessuti legnosi prima della caduta delle foglie — pool azotato di riserva determinante per la ripresa vegetativa primaverile.

La concimazione fogliare non deve mai essere usata come alternativa a una carenza cronica nel suolo: copre il sintomo senza risolvere la causa. Una carenza di ferro che si ripresenta ogni anno indica un problema di pH, di drenaggio o di antagonismo nel suolo — e sugli agrumi le foglie lo mostrano prima di qualsiasi analisi.

Frutteto bio certificato: vincoli e opportunità

In un frutteto in conversione o certificato biologico (Reg. UE 848/2018), l’utilizzo di concimi di sintesi è in larga parte vietato, fatta eccezione per i prodotti espressamente ammessi dall’Allegato I del Regolamento (tra cui solfato di potassio, fosfati naturali, calce, gesso e oligoelementi in forme specifiche). La nutrizione deve basarsi su fonti organiche e organo-minerali di origine naturale, biostimolanti conformi al disciplinare, sovesci e gestione attiva della sostanza organica del suolo.

In questi sistemi la pianificazione pluriennale è fondamentale: non è possibile intervenire con la rapidità del convenzionale in caso di carenze acute, quindi la dotazione basale di sostanza organica deve essere costruita nel tempo e mantenuta attraverso apporti regolari.

Zone vulnerabili ai nitrati: l’obbligo del Piano di Gestione Nutrienti

Nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati (ZVN), designate ai sensi della Direttiva 91/676/CEE e disciplinate in Italia dal D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), si applicano limiti obbligatori agli apporti di azoto. Il limite di 170 kg N/ha/anno si riferisce specificamente all’azoto da effluenti zootecnici; per l’azoto totale da tutte le fonti — minerali, organici non zootecnici, organo-minerali — i limiti sono definiti dai Programmi d’Azione regionali e variano da regione a regione. Prima di costruire il piano di concimazione in ZVN, è necessario verificare il Programma d’Azione della propria regione.

Questo vincolo sposta l’attenzione dall’origine del concime all’efficienza dell’azoto apportato: in questo contesto i concimi a lenta cessione e gli organo-minerali possono essere vantaggiosi perché riducono il rischio di surplus e perdite per lisciviazione, ottimizzando l’utilizzo dell’azoto disponibile entro i limiti consentiti.

Come leggere un’analisi del suolo e calibrare la concimazione

Uno degli errori più frequenti in frutticoltura professionale è concimare a calendario senza mai fare analisi del suolo. Un’analisi pedologica completa, da rifare ogni 3-5 anni o dopo modifiche colturali importanti, dovrebbe includere:

  • pH: ideale 6–6.8 per la maggior parte delle specie fruttifere, fatta eccezione per le specie acidofile come mirtillo e actinidia che preferiscono 5.5–6.0; valori estremi bloccano l’assorbimento di micro e macroelementi.
  • Sostanza organica %: le soglie critiche dipendono dalla tessitura: sotto l’1% nei suoli sabbiosi, sotto l’1.5% nei franco-sabbiosi, sotto il 2% nei franco-argillosi, sotto il 2.5-3% negli argillosi. Al di sotto di questi valori, intervenire con ammendanti organici è prioritario rispetto a qualsiasi concimazione minerale.
  • CEC (Capacità di Scambio Cationico): indica la capacità del suolo di trattenere cationi fertilizzanti; valori bassi comportano maggiore rischio di lisciviazione e minor efficienza della concimazione minerale.
  • Azoto totale e rapporto C/N: valori superiori a 25 indicano prevalenza di immobilizzazione dell’azoto rispetto alla mineralizzazione: in queste condizioni l’azoto organico apportato viene utilizzato dal microbiota per decomporre la sostanza organica, non reso disponibile alle radici.
  • P assimilabile (metodo Olsen o Egner-Riehm): Olsen è indicato per suoli neutro-alcalini (pH >6.5), Egner-Riehm per suoli acidi (pH <6.5); non confrontare valori ottenuti con metodi diversi.
  • K, Ca e Mg scambiabili: valutare sempre i rapporti cationici K/Mg e Ca/Mg per identificare antagonismi che riducono l’assorbimento anche in presenza di buona dotazione nel suolo.
  • Microelementi (Fe, Mn, Zn, B, Cu): spesso bloccati dal pH anche in presenza di buona dotazione: Fe, Mn e Zn si bloccano a pH alto; Mo a pH basso.

Incrociare l’analisi del suolo con quella fogliare permette di valutare lo stato nutrizionale attuale della pianta, integrando il dato del suolo con quello dell’effettivo assorbimento e fornendo la base razionale per una concimazione correttiva mirata.

Errori da evitare nella concimazione del frutteto

Nella pratica quotidiana del frutteto, alcuni errori ricorrono con frequenza anche tra operatori esperti. Ecco alcune delle pratiche più diffuse ma agronomicamente sbagliate:

  • Apportare letame fresco o non maturo — come indicato nella sezione 4, va lasciato maturare almeno 6 mesi o compostato attivamente prima dell’uso.
  • Concimare in autunno con azotati di pronto effetto — urea, nitrati: l’azoto viene lisciviato dalle piogge autunnali-invernali senza alcun beneficio per la pianta.
  • Ignorare il pH nel piano di concimazione — come dettagliato nella sezione 6, un pH fuori range blocca l’assorbimento dei microelementi indipendentemente dalla dose apportata.
  • Ignorare i rapporti cationici — eccessi di K bloccano Mg e Ca; eccessi di Ca bloccano principalmente Mg, K e Fe. Una concimazione squilibrata genera antagonismi che si riflettono sulla qualità del frutto.
  • Fertirrigare con prodotti non formulati per questo uso — sono adatti solo i concimi completamente solubili: minerali idrosolubili (nitrato di calcio, nitrato di potassio, solfato di magnesio) e, in biologico, estratti liquidi di alghe e aminoacidi

FAQ — Domande frequenti

1.     L’uso esclusivo di concimi organici è sufficiente per un frutteto produttivo?

Dipende dal sistema colturale, dalla densità d’impianto, dalla dotazione iniziale del suolo e dagli obiettivi produttivi. In sistemi estensivi o biologici ben gestiti, con apporti organici regolari e un suolo biologicamente attivo, la nutrizione organica può essere sufficiente per colture come olivo, ciliegio o fico in bassa intensità. In frutteti ad alta produttività è difficile coprire i fabbisogni di azoto e potassio nelle fasi critiche senza integrazione minerale, soprattutto in primavera dove la velocità di mineralizzazione dell’organico non riesce a tenere il passo con la domanda della pianta.

2.     Il concime chimico ‘brucia’ il terreno nel lungo periodo?

L’espressione è semplificata ma contiene un fondo di verità agronomica. L’uso esclusivo e prolungato di concimi minerali senza apporti organici riduce progressivamente il tenore di sostanza organica del suolo, impoverisce il microbiota, peggiora la struttura e può alterare il pH — soprattutto in caso di concimazione azotata con solfato ammonico che acidifica. Non è il prodotto in sé ad essere tossico, ma la gestione monodirezionale che impoverisce il sistema suolo nel tempo. Un suolo con buona dotazione organica risponde meglio anche alla concimazione minerale.

3.     Qual è la differenza tra letame, compost e humus?

Il letame è il prodotto grezzo delle deiezioni animali miscelate a lettiera; va maturato prima dell’uso. Il compost è ottenuto dalla decomposizione controllata di materiali organici misti, può includere scarti vegetali, letame, residui agroalimentari, ed è un ammendante stabilizzato con basso rischio di fitotossicità. L’humus è la frazione stabile della sostanza organica del suolo, il prodotto finale del processo di umificazione: non si acquista direttamente, si costruisce nel tempo attraverso apporti organici regolari. L’humus di lombrico (vermicompost) è un prodotto specifico ottenuto dalla digestione dei lombrichi, ad alta attività biologica.

4.     Quando è preferibile la concimazione fogliare rispetto a quella radicale?

La concimazione fogliare è preferibile quando si deve intervenire rapidamente su carenze di microelementi in suoli con pH che ne limita l’assorbimento radicale, o in condizioni di stress idrico che rallentano il flusso xilematico. Non sostituisce la concimazione radicale ma la integra in fasi critiche come pre-fioritura (B, Zn) e post-raccolta (N). Per P e K la via fogliare non è efficiente a dosi agronomicamente significative. Per N, la concimazione fogliare con urea è praticata in post-raccolta su pomacee e drupacee per ricaricare le riserve nei tessuti legnosi, ma non sostituisce la concimazione radicale in stagione.

5.     Come si calcola il fabbisogno di azoto per ettaro in un frutteto?

Il calcolo si basa sull’asportazione colturale (kg di N per tonnellata di prodotto raccolto), l’azoto residuo nel suolo (analisi), l’efficienza di mineralizzazione dell’organico (coefficiente k₁ per il primo anno, k₂ per gli anni successivi), e le perdite previste (lisciviazione, volatilizzazione). La dose di integrazione minerale è la differenza tra il fabbisogno totale e quanto già disponibile dalle prime tre voci. Il Piano di Concimazione è obbligatorio nelle ZVN e nelle misure agro-ambientali dei PSR che lo prevedono come condizionalità specifica.

 

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