Il castagno è uno degli alberi più emblematici del panorama italiano, molto apprezzato per i suoi frutti. È una pianta longeva e può sopravvivere anche ad altezze notevoli. Nonostante questo, come per tutte le piante, è bene prestare attenzione alle possibili minacce. Anche il castagno è infatti soggetto a diverse malattie fungine e parassiti, che possono comprometterne la produttività.
In questo articolo vedremo quali sono le malattie e i parassiti più frequenti e dei modi per combatterle.
Mal d’Inchiostro
La malattia più conosciuta del castagno è sicuramente il Mal d’Inchiostro, causato dai funghi Phytophthora cambivora e Phytophtora cinnamomi. Provoca il disseccamento progressivo della pianta e si manifesta attraverso l’ingiallimento delle foglie e un appassimento generale. Inoltre, può portare all’imbrunimento del colletto, all’arrossamento dei tessuti sotto la corteccia, alla sofferenza della chioma, per poi arrivare alla morte della pianta.
Questo patogeno è in aumento negli ultimi anni e i suoi canali di diffusione principali sono le acque di scorrimento superficiale e i terreni infetti. L’inoculazione avviene dall’apparato radicale, per arrivare fino alla corteccia. Perciò l’esito della malattia è spesso letale per il castagno.
In questo caso, la prevenzione è lo strumento più efficace. È importante evitare ristagni d’acqua e monitorare il drenaggio del suolo. Oltre a questo, per prevenire malattie fungine si possono usare polveri di roccia (come il Caolino o la Zeolite), per assorbire l’umidità del terreno.
Nel caso in cui la malattia si fosse già manifestata è importante eliminare le piante infette, usare portinnesti resistenti ed evitare di produrre ferite nella zona del colletto. Inoltre, è bene utilizzare concimi a base di fosfiti di potassio e si sconsiglia di sostituire nel breve periodo le piante morte della malattia.
Marciume radicale
Il marciume radicale è un’altra patologia causata da funghi parassiti polifagi: Armillaria mellea e Armillaria gallica. Questa malattia attacca i tessuti sottocorticali delle radici e del colletto e i principali sintomi sono:
- Vegetazione stentata.
- Appassimenti e disseccamenti.
- Feltro miceliare sotto corteccia.
- Comparsa dei corpi fruttiferi del fungo.
- Marciumi diffusi nell’apparato radicale della pianta.
Per combattere il marciume radicale è necessario eliminare le piante colpite ed asportare tutto il materiale legnoso presenta nel terreno. Inoltre, nei rimboschimenti conviene non piantare gli alberi troppo vicini e diversificare le specie, per ridurre il rischio di diffusione.
Cancro corticale
Tra le malattie che possono colpire il castagno troviamo anche il cancro corticale, provocato dal fungo Cryphonectria parasitica, il quale colpisce il tronco della pianta. Questo fungo è stato individuato per la prima volta nel 1938 e ha rappresentato una grande minaccia per il castagno fino a metà degli anni ’80. Successivamente è stato messo a punto un sistema di lotta biologica basato sula diffusione dei ceppi di tale patologia, chiamati ipovirulenti. Grazie al contatto tra ceppi virulenti e ipovirulenti è possibile rendere i sintomi della malattia meno gravi.
Il fungo responsabile della malattia è di tipo ascomicete e riesce a sopravvivere tutto l’anno sulle piante malate e si diffonde tramite vento e acqua piovana. In particolare, durante il periodo autunnale è molto importante prestare attenzione a funghi di questo tipo, perché riescono a nascondersi in luoghi protetti.
Il cancro corticale si manifesta inizialmente sulla corteccia, tramite delle macchie irregolari di colore rosso, che tendono ad allargarsi. Successivamente, la corteccia tende a rigonfiarsi, fino a lacerarsi. La pianta reagisce attraverso la cicatrizzazione del tessuto distrutto, creando delle necrosi corticali chiamate, appunto, cancri. Le foglie assumono il tipico aspetto a bandiera e si manifestano diversi rametti epicormici.
È poi possibile distinguere due tipologie di cancri:
- Cancri normali: sintomi tipici che non cicatrizzano e portano al disseccamento della chioma.
- Cancri anomali: sintomi ridotti, con una limitata produzione di picnidi e una diffusione superficiale del micelio.
Per combattere e prevenire il cancro corticale nel castagno è fondamentale seguire alcune indicazioni:
- Tagliare rami secchi o morti, per evitare che si diffonda l’infezione.
- Disinfettare sempre gli attrezzi per non trasmettere la malattia da una pianta all’altra.
- Proteggere la ferita dell’innesto con materiali specifici (come mastici cicatrizzanti o microrganismi antagonisti), in quanto questo punto è molto delicato e facilmente attaccabile da funghi.
Carie del legno
La carie del legno è una patologia causata dal fungo Laetiporus sulphureus, in grado di provocare una carie bruna del durame che può estendersi alle radici. Questo fungo di colore giallo può far perdere rapidamente la stabilità alla pianta e si trasmette tramite lesioni di origine parassitario o ferite dovute al taglio a livello dell’apparato aereo o radicale.
Per prevenire la carie del legno è fondamentale rispettare le pratiche agronomiche ideali per la cura del castagno. Inoltre, è consigliato proteggere le grosse ferite da potatura.
Fersa
La fersa, detta anche ruggine delle foglie, è un’altra malattia fungina, derivante dal fungo Miycosphaerella maculiformis. I sintomi di questa malattia si manifestano sul lembo fogliare, con macchioline imbrunite ed irregolari. Le foglie colpite, talvolta accompagnate da ingiallimento e necrosi, cadono precocemente. I danni che la malattia può apportare al castagno sono:
- Filloptosi precoci.
- Indebolimento della pianta.
- Riduzione della produttività.
Il periodo ideale per la diffusione di questo fungo è quello che va dalla fine dell’estate ed è favorita da stagioni particolarmente umide e piovose.
Marciumi dei frutti
I marciumi dei frutti sono causati da diverse specie di funghi, e si distinguono due tipologie della malattia: il marciume nero, detto anche muffa nera, o il marciume bruno. Ecco le differenze principali:
- Marciume nero: causato da Ciboria batschiana, vive nei tessuti di gemme e germogli e alla fioritura può diffondersi nei ricci. La polpa del frutto colonizzata diventa grigiastra e successivamente di colore nero. Questi sintomi si manifestano principalmente dopo la caduta e si possono diffondere durante la conservazione.
- Marciume Bruno: provocato da Gnomoniopsis castaneae, può causare cancri e necrosi in gemme e germogli e l’infezione si sviluppa già in fioritura dopodiché è visibile anche nella polpa del frutto. I frutti colpiti diventano spugnosi e di colore bruno-marrone.
Vespa cinese
La vespa cinese, detta anche Cinipide del castagno, è un imenottero originario della Cina, introdotto in Italia nel 2002. Nella sua forma adulta depone le sue uova sulle gemme in formazione. Successivamente le larve si sviluppano all’interno dei germogli, provocando la formazione di galle, le quali forniscono protezione e nutrimento alla larva e interrompono la crescita vegetativa della pianta, facendola talvolta deperire.
Uno dei metodi per combattere questo parassita è l’insetto imenottero Torymus sinensis.
Tortrici del frutto
Le tortrici sono dei lepidotteri, le cui larve possono causare grandi perdite di produzione. Esistono tre tipologie di questo parassita:
- Tortrice precoce - Pammene fasciana: la larva è di colore biancastro e vola da giugno a settembre. Penetra nei ricci e nei frutti, i quali diventano bruni e successivamente cadono. Le larve nella fase matura svernano nella corteccia o nel suolo.
- Tortrice intermedia - Cydia fagiglandana: la larva è di colore rossastro, vola da luglio a ottobre e anch’essa penetra nei frutti, dopodiché, in maturità, fuoriesce e sverna nel suolo.
- Tortrice tardiva - Cydia splendana: questa specie vola da fine agosto a settembre. La larva di colore giallo penetra nei ricci e si nutre dei semi. Nella fase di maturità escono dal frutto e svernano il suolo.
Balanino
Il balanino, detto anche punteruolo delle castagne è un altro parassita pericoloso per il castagno. È un coleottero di colore biancastro, presente da agosto a ottobre, che si nutre dei frutti della pianta. Si nutre del seme del frutto e in fase di maturità fuoriesce e sverna nel suolo. L’entità del danno che il balanino può provocare al castagno varia in funzione della spinosità del riccio.
Le fisiopatie del castagno
Oltre alle minacce elencate in questo articolo, il castagno è vulnerabile ad alcune fisiopatie, cioè dei disturbi non causati da agenti patogeni, ma da condizioni ambientali sfavorevoli. Ecco le principali:
- Siccità prolungata: provoca nel castagno l’ingiallimento delle foglie e il disseccamento dei rami. Per prevenire che questo avvenga è importante garantire una giusta irrigazione nei periodi più asciutti.
- Eccesso d’acqua: anche gli eccessi d’acqua e i suoli poco drenati causano l’asfissia radicale nella pianta. I sintomi di questa fisiopatia sono evidenti nelle foglie e nell’indebolimento generale del castagno, il quale diventa più vulnerabile a malattie fungine. Per evitarlo è fondamentale drenare il terreno.
- Carenze nutrizionali: si possono verificare nel caso in cui il terreno fosse sfruttato da coltivazioni intensive o privo di sostanza organica. Questo può causare un rallentamento della crescita e una diminuzione della produzione dei frutti. È, quindi, importante arricchire il suolo con concime organico.
Plantvoice
Il castagno è una pianta molto preziosa nell’ecosistema italiano, ma, come abbiamo visto, può essere vulnerabile a diverse minacce. Quindi, per mantenere sane le coltivazioni è essenziale un attento monitoraggio, così da individuare tempestivamente segnali di stress.
In questo contesto conoscere la tecnologia innovativa proposta da Plantvoice può fare la differenza. Questo sistema introduce una rivoluzione nel monitoraggio del castagno, attraverso un controllo in tempo reale. Attraverso un sensore fitocompatibile minimamente invasivo, analizza la linfa della pianta, individuando eventuali carenze. Dunque, investire in sistemi di monitoraggio come quello di Plantvoice permette di tutelare le coltivazioni in modo sostenibile, ottimizzando le risorse.
Ecco come funziona:
- Il primo passo è scansionare il QR code sulla centralina con il proprio cellulare, per ottenere i dati nell’app Plantvoice.
- Inserire i sensori alla “pianta sentinella” ed attivarli dall’app.
- Attraverso la dashboard è possibile visualizzare e gestire le piantagioni.
- Con l’applicazione si possono controllare in tempo reale le notifiche su stato e necessità delle piante.
- La sonda invia all’app un’analisi in tempo reale della linfa.



