Tra le malattie del pesco più temute dagli agricoltori, la bolla del pesco rappresenta certamente una delle più conosciute: provocata da un patogeno fungino, è riconoscibile per una serie di sintomi piuttosto tipici che – come vedremo – contribuiscono a renderla facilmente individuabile, ma difficilmente curabile con sicura efficacia.
I sintomi e l’evoluzione della bolla del pesco
I sintomi della bolla del pesco iniziano già poco dopo la gemmazione: le foglie tendono a incresparsi, ispessirsi e, quindi, a deformarsi. Nel momento in cui l’agricoltore si rende conto di tali segnali, purtroppo, il fungo è già in azione, essendo penetrato nella foglia e avendo iniziato la sua azione distruttiva nei confronti della pianta.
In un secondo momento, poi, le foglie iniziano ad assumere una colorazione rossastra, verde chiara o biancastra. Quindi, si evolvono in una colorazione più scura, con una trasformazione che anticipa di poco la definitiva morte di questa parte della pianta, con il distacco e la caduta delle foglie.
Quel che avviene in conseguenza di questa condizione è presto detto: non solo l’aspetto estetico della pianta è compromesso, ma la vita stessa dell’albero è posta a serio rischio, considerato che non potrà più avvantaggiarsi della presenza delle foglie che alimentano i frutti catturando l’energia solare. Il raccolto risulterà dunque più modesto o, nella peggiore delle ipotesi, assente.
La bolla del pesco è, peraltro, una condizione patologica che può riguardare a lungo la sostenibilità della pianta. L’albero diventa infatti molto meno resistente e, dunque, la formazione dei boccioli per l’anno successivo potrebbe risultare faticosa.
Sebbene raramente il fungo finisca con l’infestare i frutti, se l’albero è interessato dall’azione di questa patologia per molto tempo, è possibile che finisca con il deperirsi e morire.
I rimedi per la bolla del pesco
Ora che abbiamo imparato a riconoscere i sintomi della bolla del pesco, possiamo fare un piccolo passo in avanti e domandarci quali siano i rimedi più efficaci per questa patologia.
Il primo compito dell’agricoltore dinanzi a questa malattia del pesco è certamente quella di compensare la defogliazione che, come abbiamo visto, è il sintomo più immediato dell’azione fungina.
Per riuscire in questo obiettivo, è consigliabile procedere con una concimazione aiutandosi con un fertilizzante adatto. È inoltre suggerita la raccolta immediata delle foglie cadute, riducendo così il potenziale dell’infezione. I rami colpiti dal fungo dovrebbero inoltre essere eliminati e distrutti, al fine di contenere la diffusione dell’agente patogeno sull’albero.
Per quanto riguarda poi la tempistica dei primi trattamenti fitosanitari, è consigliabile intervenire ancora prima della gemmazione, nel momento in cui le gemme iniziano a ingrossarsi. La tempistica dipenderà principalmente dalla zona di coltivazione e dalle condizioni del meteo, ma è generalmente consigliabile intervenire già sul finire dell’anno, nel mese di dicembre.
In ogni caso, è consigliabile sottoporre il pesco a tre trattamenti complessivi.
Il primo è la ripetizione dell’applicazione nei periodo di pioggia con temperature medie giornaliere superiori a 8 gradi, a distanza di 10 giorni. Il secondo approccio, in caso di siccità e con temperature inferiori a 8 gradi, attendendo più tempo prima della ripetizione del trattamento. Il terzo e ultimo approccio, dopo che le gemme saranno sbocciate, non appena si scorgeranno le punte verdi delle foglioline, sempre prima della fioritura.
Durante i trattamenti è poi opportuno usare prodotti a base di rame e specifici fungicidi per il pesco.
Il rame è infatti un fungicida largamente accettato anche in agricoltura biologica grazie alla sua bassa tossicità e all’intensità dell’azione, che dipende naturalmente anche dal tipo di composto contenuto, che può essere nella forma di idrossido, cloruro, ossido o solfato di rame, combinato ad idrossido di calcio nei prodotti nota come poltiglia bordolese.
I prodotti rameici hanno uno spettro piuttosto ampio e un’azione collaterale contro le altre patologie fungine del pesco. Il rame può infatti rivelarsi particolarmente utile nei confronti del corineo, che può determinare l’impallinatura delle foglie e causare maculature sui frutti, e ancora contro Cytospora Necria e Phomopsis, che causano il cancro dei rami, e ulteriormente contro Xanthomonas arboricola pruni e Pseudomonas, che possono determinare morie e deperimenti nelle piante del pesco.
In ogni caso, qualsiasi sia il trattamento scelto, è sempre consigliabile seguire con attenzione le indicazioni riportate in etichetta per quanto concerne i dosaggi e le modalità di utilizzo.
In aggiunta a ciò, è sempre consigliabile accompagnare l’applicazione del trattamento con una potatura invernale che risulterà essere funzionale per arieggiare la chioma e per ridurre l’umidità interna all’albero, un fattore di rischio che può favorire le infezioni.
Infine, se si nota che le foglie sintomatiche sono in un numero limitato sulla chioma della piante, è buona regola quella di raccoglierle ed eliminarle prima che disperdano nuovi propaguli infettanti. Un cenno è infine attribuibile alla concimazione, che può avere un effetto indiretto sull’intensità con cui si manifesta la patologia.
In particolare, l’eccesso di azoto è in grado di favorire il patogeno, poiché i tessuti si arricchiscono di acqua, rallentando la lignificazione. Potassio e fosforo, invece, indurendo le foglie, rendono le piante meno sensibili alle infezioni e all’azione deformante tipica della bolla del pesco.
Malattie del pesco: come prevenirle grazie alla tecnologia
Per fortuna, esistono numerose innovazioni che possono favorire la prevenzione della bolla e di altre malattie del pesco, ricorrendo a tecnologie che possono prevedere la qualità della produzione agricola e massimizzare la resa dei raccolti.
Una di queste è il nostro ecosistema Plantvoice, un dispositivo che consente di analizzare la linfa in tempo reale, fornendo suggerimenti specifici e puntuali agli agricoltori sull’uso di risorse come acqua, fertilizzanti e fitofarmaci, e contribuendo così a migliorare la salute delle piante.
Il meccanismo di Plantvoice è particolarmente avanzato e sicuro. Il sistema comprende infatti un dispositivo fitocompatibile poco invasivo, che viene inserito nel fusto della pianta e che permette di monitorare la salinità ed i flussi della linfa, realizzando quello che chiamiamo essere una sorta di elettrocardiogramma vegetale.
A sua volta, il dispositivo riesce a trasmettere i dati raccolti a un software basato su intelligenza artificiale, che li elabora in cloud mediante algoritmi avanzati, individuando non solamente i segnali di stress idrico prima che diventino critici, quanto anche riconoscendo precocemente gli attacchi di funghi, batteri e altri agenti patogeni, riducendo così il rischio di epidemie. Plantvoice permette inoltre di analizzare la risposta della pianta ai trattamenti agronomici, migliorando così la gestione fitosanitaria.
Come funziona Plantvoice
A questo punto della nostra guida sulle malattie del pesco dovrebbe essere già chiaro quale sia il funzionamento di Plantvoice. Per chiunque volesse saperne di più riportiamo qui di seguito i 5 step che consentiranno di ottenere un completo controllo sulle proprie piante:
- scansione del QR code con il proprio cellulare per ottenere i dati nell’app Plantvoice;
- inserimento del sensore nella pianta sentinella, per attivarlo poi dall’app e creare la propria piantagione;
- controllo della dashboard per visualizzare e gestire le proprie piantagioni;
- tramite la app, controllo la piantagione o ricezione delle notifiche sullo stato di salute e sulle necessità delle proprie piante;
- invio dalla sonda all’app di un’analisi in tempo reale della linfa. In questo modo sarà possibile monitorare il benessere delle piante e prendere le opportune decisioni sulla loro cura.
Le altre malattie del pesco
Sebbene la bolla del pesco sia la malattia più comune di questa pianta, giova qui condividere come questa patologia fungina non sia certo l’unica che – purtroppo – può interessare le nostre coltivazioni.
Proviamo a riassumere, brevemente, le altre principali malattie, i loro sintomi e i loro trattamenti più specifici.
Monilia
Cominciamo con la monilia, un’altra malattia fungina, determinata dal fungo Monilinia spp. La sua comparsa è di norma segnalata dalla presenza di macchie brune sui frutti, che poi tendono a mummificarsi e a cadere. In un secondo momento i rami sono interessati da cancri che determinano gravi pregiudizi sulla sopravvivenza dell’intero albero.
Il trattamento di questa malattia prevede di norma l’azione mediante fungicidi a base di rame o di zolfo. Le parti infette devono essere recise ed eliminate, al fine di evitare la propagazione della malattia alle parti sane.
Ruggine del pesco
Un’altra malattia fungina che può interessare il pesco è la ruggine, causata dal fungo Tranzschelia discolor. La sua comparsa è manifestata dalla presenza di pustole arancioni o marroni sulla superficie delle foglie. Anche in questo caso, il trattamento più efficace tende ad essere quello con specifici fungicidi.
Oidio
Pur non tipica solo del pesco, l’oidio è una delle malattie fungine che può interessare questa pianta. Causata dal fungo Sphaerotheca pannosa, si presenta con sintomi tipici come la polvere bianca sulle foglie, sui rami e sugli altri frutti. Tra i trattamenti più comuni troviamo quelli a base di zolfo, o altri fungicidi specifici per questa tipologia di problematica.
Altre malattie
Purtroppo, l’elenco delle malattie che possono interessare il pesco non è finito qui. Possiamo ad esempio ricordare l’azione delle malattie batteriche come quelle provocate da Xanthomonas arboricola pv. Pruni, che provoca macchie brune su foglie e frutti, o ancora la cladosporiosi, con le sue macchie scure che colpiscono direttamente i frutti, e naturalmente la mosca della frutta, che provoca marciume nei frutti e caduta prematura.
Come abbiamo accennato nelle scorse righe, ciascuna di queste condizioni richiede all’agricoltore un’azione specifica, non esistendo dei rimedi che possano valere per tutti gli scenari sopra delineati.
Ci sono tuttavia alcune considerazioni aggiuntive che vogliamo riportare nelle parti finali della nostra guida e che riteniamo possano essere utili per potersi avvicinare con la dovuta consapevolezza alla cura delle proprie piante contro le principali malattie del pesco.
In primo luogo, condividiamo come la prevenzione sia un passo fondamentale: trattamenti preventivi in autunno e in primavera sono sicuramente un buon viatico per garantirsi dei raccolti più in salute. Inoltre, l’introduzione di varietà più resistenti all’interno delle proprie coltivazioni può certamente ridurre il rischio di infezioni. Ricordiamo inoltre come la corretta potatura aiuti a migliorare la ventilazione e a ridurre l’umidità, limitando così lo sviluppo di alcune malattie.
In caso di malattie gravi, è infine consigliabile ricorrere a un agrotecnico o altro esperto che possa effettuare un monitoraggio puntuale sullo stato di salute della propria coltivazione.
A proposito di prevenzione, non possiamo che ricordare ancora una volta quanto sia importante ricorrere alla tecnologia come quella introdotta dal nostro esclusivo ecosistema Plantvoice: un pratico e discreto modo per intercettare tempestivamente ogni segnale di anomalie nelle proprie piante. Prenota una demo cliccando qui!


