Tra le maggiori minacce che il viticoltore deve affrontare nella conduzione del proprio terreno, le malattie della vite sono certamente le più rilevanti.
D’altronde, le malattie del legno della vite non prevenute e non prontamente affrontate possono determinare un grave pregiudizio alla salute della pianta e, in alcuni casi, determinare la morte della stessa.
Ma come curare le malattie dell’uva?
In questa guida abbiamo voluto condividere con tutti i nostri lettori 5 cose che è bene sapere per garantire alla propria vite maggiore longevità e una produzione di maggiore qualità.
La prevenzione è l’arma più efficace
Come noto, è la prevenzione l’arma più efficace contro le malattie della vite. Un vigneto gestito correttamente è infatti più resistente agli attacchi patogeni e, anche quando questi si verificano, è in grado di contrastarli meglio.
Ecco perché il primo passo non può che essere rappresentato dall’adozione delle più corrette pratiche agronomiche a cominciare dalla scelta del sito d’impianto, optando per un terreno ben drenato, con la giusta esposizione al sole e una buona circolazione dell’aria. Anche la densità d’impianto e il sistema di allevamento devono essere scelti con attenzione: meglio puntare su soluzioni che garantiscano una buona aerazione tra i filari e all’interno della chioma, da accompagnarsi a potature equilibrate che evitino sia l’eccessiva vigoria che l’indebolimento della pianta.
Per quanto poi concerne la gestione del suolo, ricordiamo come l’inerbimento controllato e l’utilizzo di sovesci possono incrementare la biodiversità del vigneto, favorendo così la presenza di insetti utili e microrganismi benefici che contrastano naturalmente i patogeni. Nel momento in cui si rende necessaria, l’irrigazione deve essere gestita con specifica attenzione, evitando eccessi che potrebbero favorire lo sviluppo di malattie.
Infine, non deve essere sottovalutata l’importanza di utilizzare del materiale di propagazione certificato. Ricordiamo infatti che molte malattie della vite, e in particolare quelle di natura virale, si trasmettono mediante le barbatelle: diventa pertanto essenziale assicurarsi che queste provengano da vivai autorizzati e che siano state sottoposte ai controlli sanitari previsti dalla normativa.
Intervenire tempestivamente sulle malattie del legno della vite
Se la fase preventiva non è riuscita a scongiurare i pericoli per la salute della vite, è naturalmente importante intervenire in maniera proattiva e agire tempestivamente non appena si verificano dei segnali anomali. Malattie del legno della vite trascurate possono infatti determinare gravi pregiudizi alla pianta, fino a condurre alla sua morte prematura.
Per esempio, tra le malattie del legno della vite più diffuse e temute c’è il mal d’esca, il cancro della vite, che esordisce con la presenza di striature gialle o rossastre sulle foglie e disseccamenti, fino ad arrivare all’avvizzimento della pianta.
Purtroppo, la diagnosi di queste patologie non è semplice. I sintomi possono infatti essere facilmente confusi – dagli occhi meno esperti – con quelli di altre malattie o stress abiotici.
Anche per questo motivo in molti casi si arriva a fronteggiare la malattia tardi, o in modo errato. E, a peggiorare le cose, c’è il fatto che non esistono metodi realmente efficaci per contrastare la malattia una volta che si è stabilita nel legno.
Proprio per questa ragione, le principali attività si concentrano proprio sulla prevenzione, con particolare attenzione alle operazioni di potatura: il momento in cui si creano traumi e ferite che rappresentano potenziali vie d’ingresso per i patogeni.
Per contenere i rischi, è dunque bene:
- effettuare la potatura in giornate asciutte e preferibilmente fredde
- disinfettare gli strumenti di taglio tra una pianta e l’altra
- proteggere le ferite di potatura con appositi mastici o prodotti rameici
- rimuovere e bruciare il materiale di potatura infetto
- considerare l’applicazione di prodotti a base di Trichoderma, un fungo antagonista che può aiutare a proteggere le ferite.
Nei casi più gravi, quando l’infezione è ormai in stato avanzato, può invece essere necessario ricorrere alla capitozzatura della pianta o, nei casi ancora più estremi, al suo espianto completo. Purtroppo, nemmeno queste misure così estreme possono essere considerate sempre risolutive.
Agire in modo integrato
Una terza linea di azione per contrastare le malattie dell’uva è quella di procedere in modo integrato.
Purtroppo, infatti, le piante possono essere colpite contemporaneamente da diverse patologie, come quelle che interessano direttamente i grappoli, la botrite o muffa grigia (Botrytis cinerea), la peronospora (Plasmopara viticola).
In particolare, la botrite si manifesta principalmente con la presenza di marciumi grigiastri sui grappoli, soprattutto nelle annate umide e piovose. La peronospora può invece causare il disseccamento completo dei grappoli o, nelle infezioni tardive, il caratteristico "marciume a macchia d’olio".
Ebbene, per contrastare efficacemente queste e altre malattie dell’uva, l’approccio più moderno ed ecologicamente sostenibile è quello di un’azione integrata, una strategia che combina diverse tecniche di controllo, limitando l’uso di prodotti chimici ai soli casi di effettiva necessità e privilegiando metodi a basso impatto ambientale.
Proviamo a riepilogare in questa tabella quali sono le principali linee di azione integrata:
| Azione | Dettaglio |
| Monitoraggio | Uno dei tasselli fondamentali dell’azione integrata è il monitoraggio costante del vigneto, al fine di individuare precocemente eventuali focolai di infezione. Esistono oggi sistemi di monitoraggio poco invasivi, innovativi ed efficaci come PlantVoice, che consentono di intercettare prontamente qualsiasi anomalia in alcune piante “campione”, potendo così intervenire tempestivamente in caso di necessità. |
| Modelli previsionali | Gli avanzamenti tecnologici ci consentono oggi di utilizzare dei modelli matematici che si basano su dati meteorologici e biologici, consentendo di prevedere con buona approssimazione quali sono i periodi di maggiore rischio per lo sviluppo delle principali malattie. |
| Soglie di intervento | Non tutti gli insetti determinano la necessità di intervenire per debellarli. E non tutti gli elementi patogeni richiedono un trattamento drastico. È dunque opportuno definire soglie di tolleranza al di sotto delle quali il danno è ritenibile trascurabile. |
| Scelta dei prodotti | Nel momento in cui si rende necessario un trattamento, è fondamentale scegliere il prodotto giusto. In questo caso, è bene tenere conto di alcuni fattori come l’efficacia specifica contro l’agente patogeno, l’impatto ambientale, il rischio di sviluppare resistenze, il periodo di carenza. |
| Rotazione dei principi attivi | Si può prevenire lo sviluppo di resistenze applicando una rotazione dei principi attivi, alternando prodotti con diversi meccanismi di azione. |
| Utilizzo di prodotti biologici | In diversi casi, funghi antagonisti, batteri benefici o estratti vegetali possono fornire un controllo efficace di determinate patologie, con impatto ambientale molto contenuto. |
Anticipare lo sviluppo delle malattie con l’analisi del clima

Ulteriore linea di azione che l’agricoltore dovrebbe valutare nella sua strategia di prevenzione delle malattie della vite è quella di comprendere che il clima gioca un ruolo determinante nello sviluppo di diverse patologie delle piante.
Fattori come temperature, umidità, precipitazioni e ventosità sono condizioni che possono influenzare favorevolmente o meno il ciclo biologico dei patogeni e la suscettibilità della pianta agli attacchi.
Ecco, dunque, che capire in che modo agiscono queste dinamiche può aiutare ad anticipare lo sviluppo delle malattie e intervenire preventivamente, prima che l’infezione si diffonda nel vigneto.
Abbiamo brevemente riassunto l’impatto di alcuni degli elementi climatici di maggiore rilievo in questa tabella.
| Elemento climatico | Impatto |
| Temperatura | Ogni agente patogeno predilige un suo range termico per svilupparsi in modo dinamico. Per esempio, la peronospora si sviluppa soprattutto con temperature tra 20 e 25 gradi, mentre l’oidio preferisce temperature tra i 25 e i 30 gradi. |
| Umidità | L’umidità relativa è un altro fattore chiave molto importante per diverse patologie fungine. Si pensi alla peronospora: preferisce ambienti con umidità relativa superiore all’80%. Di contro, l’oidio riesce a svilupparsi anche in condizioni relativamente asciutte. |
| Precipitazioni | Le piogge in primavera e in estate sono condizioni ambientali spesso associate a picchi di infezione di varie malattie della vite, sia per l’incremento dell’umidità e sia perché l’acqua facilita la dispersione delle spore di molti patogeni. |
| Vento | Il vento può impattare sulla diffusione delle malattie in molti modi. In alcuni casi, come l’oidio, può trasportare facilmente, anche a grandi distanze, le spore. |
In buona evidenza, conoscere queste interazioni può essere utile per alimentare modelli previsionali che - combinando dati meteorologici in tempo reale con la biologia dei patogeni e la fenologia della vite – possono prevedere quali sono i periodi di maggior rischio per le principali malattie e, di conseguenza, predisporre delle migliori strategie di contrasto.
Usare vitigni più resistenti alle malattie
Altro approccio di riferimento per la viticoltura è l’utilizzo di vitigni resistenti o tolleranti alle principali malattie della vite. Si tratta di vitigni sviluppati mediante programmi di miglioramento genetico, che possono incorporare geni di resistenza provenienti da specie più resistenti a patogeni come la peronospora e l’oidio.
La loro scelta e adozione consente di ottenere alcuni importanti benefici come, tra i principali, la riduzione del numero di trattamenti fitosanitari necessari durante la stagione vegetativa. In molti casi, per esempio, si passa dai 10-15 trattamenti annui richiesti dai vitigni tradizionali a soli 2-3 interventi.
Si consideri inoltre come la qualità enologica dei vitigni più resistenti alle malattie sia in costante miglioramento. Ne deriva che – sebbene il tema generi posizioni a volte poco concilianti - molti di essi sono già in grado di produrre vini di ottimo livello, del tutto paragonabili a quelli che è possibile ottenere attraverso varietà tradizionali.
A completamento del tema, bisogna tuttavia sottolineare come la resistenza di questi vitigni non sia da intendersi in modo assoluto e permanente. È invece più corretto definire la loro tolleranza in maniera elevata ma non definitiva, con la conseguenza che la maggior parte degli attacchi, se non ci si trova in condizioni di forte pressione patogena, possono essere superati con minori gravami.
Anche alla luce di queste riflessioni, nel caso di scelta di vitigni resistenti è sempre consigliabile mantenere un’adeguata sorveglianza sanitaria del vigneto, applicare comunque le buone pratiche agronomiche preventive ed effettuare trattamenti nei periodi di maggior rischio o quando le condizioni ambientali sono particolarmente favorevoli allo sviluppo delle malattie.
Non possiamo dunque che ricordare, in conclusione, come la gestione più efficace delle malattie della vite richieda un approccio integrato e organico, il cui obiettivo non sia necessariamente quello di eliminare completamente i patogeni dal vigneto, ma piuttosto di mantenere le malattie sotto la soglia di danno economico, preservando al contempo l’equilibrio dell’agroecosistema.
Un approccio che può garantire produzioni abbondanti e di qualità, contribuendo attivamente alla sostenibilità a lungo termine della viticoltura.


