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Come gestire malattie e parassiti del melograno

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La pianta di melograno, nota anche come “pomo granato”, appartiene alla famiglia delle Punicacee, originarie del Medio Oriente e dell’Asia Sud Occidentale e si è diffusa in Italia all’epoca degli antichi romani. Grazie alla sua capacità di adattamento a terreni poveri, salini, calcarei e con scarsità idrica, viene attualmente coltivato in cinque continenti.

Il melograno è una pianta rustica ed è caratterizzata da foglie caduche, con aspetto cespuglioso. Può raggiungere anche 5 metri di altezza e il frutto che produce ha diverse proprietà organolettiche. Inoltre, possiede molti benefici (nutrizionali, farmacologici, funzionali e cosmetici), i quali hanno portato ad un aumento progressivo della domanda del frutto fresco e del suo succo. Dunque, è cresciuta la superficie italiana coltivata a melograno in regioni come Puglia, Sicilia, Basilicata e Calabria. Tale espansione ha portato all’introduzione di diverse malattie importanti da conoscere e prevenire.

In questo articolo vedremo quali sono le principali      malattie e i parassiti che possono colpire il melograno e alcuni metodi per combatterle.

Afide del melograno: come combatterlo

Prima tra tutte, l’afide del melograno è il parassita più conosciuto e particolare che colpisce il melograno. La sua infestazione avviene a inizio primavera, quando si formano i nuovi germogli e la temperatura favorisce la loro diffusione. Questo insetto nocivo si riconosce dal suo colore verde e giallastro lucido in forma giovanile e nero in quella adulta ed è lungo circa 1,5 mm. L’afide è molto pericoloso per il melograno per tre motivi:

  • Produce una melata molto abbondante, che attira diversi insetti. Inoltre, provoca l’asfissia della pianta, in quanto i raggi solari, riflessi nella sostanza, causano delle bruciature.
  • Ha un’azione trofica, che provoca l’indebolimento della pianta.
  • Provoca sui frutti delle aree decolorate che deprezzano il prodotto destinato al consumo.

La massima densità numerica delle colonie è raggiunta nel periodo della fioritura, cioè nella prima metà di maggio. Con l’arrivo dell’estate, gli afidi restano sulla pianta, grazie a piccole colonie non forme attere e di piccole dimensioni, che vivono all’interno dei germogli e riescono a sopravvivere alle temperature più calde. In autunno riprende l’attività di deposizione delle uova, riprendendo questo ciclo.

Per combattere l’afide esistono molte specie che possono aiutare nel controllo degli afidi, ad esempio i coleotteri coccinellidi. Tuttavia questi insetti da soli non bastano a limitarne le infestazioni. Inoltre, è possibile utilizzare dei metodi professionali come insetticidi, zeolite cubana o induttori di resistenza. Oltre a ciò, è possibile intervenire con metodi non professionali come il sapone di molle di potassio, olio bianco, olio di neem o macerati autoprodotti a base di ortica o aglio.

Tignola del melograno

Uno dei parassiti più pericolosi per il melograno è la tignola o piralide del melograno, è un lepidottero la cui larva si ciba di varie parti della pianta, tra cui il frutto. La piralide è uno dei parassiti peggiori che colpisce il melograno ed è importante riconoscerla per salvaguardare la piantagione.

Ha due forme distinte:

  • Larva: lo stato larvale è il più temuto, perché danneggia direttamente il melograno. Le larve possono raggiungere i 2 cm, sono di colore marrone chiaro chiazzato di bianco e hanno un aspetto peloso.
  • Adulto: quando diventa adulta la larva si trasforma in una farfalla, anch’essa pericolosa per la pianta, in quando può deporre decine di uova e diffondere altre larve. È una farfalla notturna lunga circa 1,5 cm, di colore marrone molto chiaro e con dei puntini più scuri sulle ali.

La larva attacca la pianta per circa un mese, nutrendosi in particolare dei semi del frutto. Inoltre, lesiona la buccia, provocando marciumi. Dei metodi per difendersi da questo parassita sono:

  • Insetticidi biologici a base di piretro: sia contro il parassita adulto, che contro le larve è un insetticida non selettivo, che può uccidere anche altri insetti.
  • Bacillus thuringiensis: un batterio naturale che viene utilizzato in agricoltura, in particolare in agricoltura biologica, come insetticida biologico.
  • Trappole a feromoni: per il monitoraggio e la cattura dei maschi adulti può aiutare a ridurre le infestazioni e a pianificare interventi mirati. 

Metcalfa

Quando si parla di parassiti del melograno, un altro nome da tenere a mente è la metcalfa, un insetto originario dall’America, arrivato in Italia negli anni ’70. Si tratta di un parassita lungo dai 6 agli 8 cm, di colore giallastro, che da giovane si presenta come bianco e ricoperto da un secreto ceroso. Si ciba delle parti vegetali, attraverso delle punture. Inoltre, imbratta tutta la pianta con cera e melata, provocandogli asfissia. A volte, l’infestazione di metcalfa è dovuta a pratiche agronomiche sbagliate, come l’intenso uso di prodotti di origine chimica e sistemica, che provoca la morte dei suoi nemici naturali.

A combattere questo parassita in natura sono presenti vai predatori che ne contengono la presenza. Proprio per questo è importante preservare la biodiversità degli agroecosistemi, per favorire la presenza di insetti utili. Un esempio di insetto che combatte la metcalfa nella sua fase giovanile è l’Imenottero Neodrynus typhlocybae. Anche in questo caso, alcuni metodi per combattere questo parassita sono l’uso di sapone di molle di potassio o la zeolite cubana.

La mosca bianca degli agrumi: una minaccia crescente

La mosca bianca degli agrumi, detta anche aleurodide fioccoso è un altro parassita che colpisce la pianta di melograno, nonostante il nome ingannevole. Attacca soprattutto nelle zone in cui è molto diffusa la coltivazione di agrumi, come in Sicilia, dove viene stimolata la sua riproduzione. Questo parassita è simile a un moscerino dal corpo bianco e giallognolo, ricoperto da una polvere cerosa biancastra a forma di fiocco (da cui il nome “fioccoso”), lungo circa 2 mm.

La mosca bianca degli agrumi causa un principale danni al melograno: le foglie ingialliscono e cadono precocemente, con il conseguente deperimento vegetativo della pianta.

Oltre a questi problemi, le neanidi causano ulteriori danni ancora più gravi. Infatti, se presenti in gran numero nella pagina inferiore delle foglie, producono un’abbondante quantità di melata, imbrattando la vegetazione.

È possibile riconoscere i sintomi di questo parassita su foglie e germogli da alcuni segnali come:

  • Alterazioni cromatiche o decolorazioni.
  • Malformazioni o arricciamenti.
  • Possibile trasmissione di virus e batteri.

I metodi più comuni per la lotta a questo parassita sono, ancora una volta, il sapone molle, l’olio di neem o bianco per rimuovere la secrezione cerosa e salvaguardare la salute della pianta. In particolare, gli interventi con oli bianchi vanno effettuati in inverno e colpiscono le neanidi svernanti. Un altro metodo diffuso per la lotta agli afidi è il corroborante, un sostituto a insetticidi e pesticidi chimici, che non provoca danni ad altri insetti utili alle piante, un esempio è il sapone molle. Inoltre, si consiglia la zeolite cubana, gli induttori di resistenza e le resine siliconiche. Infine, in natura le popolazioni del fitofago sono controllate da entomofagi quali: il coccinellide e l’imenottero afelinide.

Rodilegno giallo

Il rodilegno giallo è un altro parassita che può colpire il melograno, danneggiandolo. Nella sua forma giovanile è una larva gialla (da cui il nome) puntellata di nero, mentre l’adulto è una farfalla, anch’essa con dei puntini neri.

Sono le larve a provocare i danni alla pianta, in quanto si nutrono del legno, scavando delle gallerie sulla chioma del melograno, attaccando sia germogli che rami. Di conseguenza, i germogli seccano e i rami si staccano, provocando stress generale alla pianta. I rami colpiti a seguito della perforazione collassano, perché si blocca il flusso xylematico.

Combattere il rodilegno giallo è molto difficile, perché nessun prodotto biologico riesce a penetrare il legno fino ad uccidere le larve. Perciò le soluzioni migliori sono:

  • Tagliare e bruciare i rami colpiti.
  • Preservare predatori naturali come i nematodi Neoaplectana carpocapsae e Neoaplectana feltiae.
  • Installare trappole a feromoni per la cattura di massale.

Alternaria: una malattia invisibile

L’alternaria è una delle patologie che colpisce maggiormente il melograno, infatti è anche conosciuta come “cuore nero del melograno”.  Questa malattia si diffonde in primavera, soprattutto in presenza di un clima piovoso e colpisce i frutti, che diventano di colore nero. È un fungo, che si sviluppa all’interno del frutto del melograno e si manifesta con delle macchie nere e puntiformi sulle foglie, che successivamente cadono. Tali macchie si iniziano a presentare all’inizio della stagione estiva e sono piccole, rotonde e irregolari (da 1 a 4 mm). Ogni macchia manifesta un alone giallo-verde che circonda una lesione necrotica.

Per quanto riguarda il frutto, invece, è possibile osservare i sintomi solo al suo interno. Esternamente è molto difficile distinguere i frutti infetti da quelli sani. Per questo motivo uno dei danni maggiori riguarda la qualità del prodotto alla vendita, in quando i frutti infetti non sempre vengono riconosciuti e non possono essere trasformati in succo.

Botrite

Un’altra patologia del melograno che merita attenzione è la borite o muffa grigia ed è la principale malattia del post raccolta del frutto. Le ferite sono la principale via di ingresso di questa malattia. I sintomi della malattia si presentano prima sui residui e successivamente all’interno della corona (parte superiore) come delle macchie marroni traslucide.

Le principali cause possono essere:

  • Condizioni di stress della pianta.
  • Ambienti molto umidi durante la fioritura e nel periodo post raccolta.
  • La parte del frutto detta corona è particolarmente vulnerabile e al suo interno rimangono spesso residui di fiori che possono favorire lo sviluppo della malattia.

Per prevenire che la pianta si ammali di questa patologia è consigliabile trattarla in modo preventivo con prodotti rameici e zeolite.

Coniella Granati: una malattia emergente da conoscere

La      Coniella Granati è un’altra malattia del melograno: un fungo di colore bianco cremoso, ricoperto da un abbondante micelio marrone tendente al nero. È possibile osservare i sintomi sui frutti nella fase successiva alla raccolta, in quanto formano delle lesioni circolari di colore giallo/marrone e sui fusti, con la comparsa di cancri. Queste partono dalla corona, per poi diffondersi lungo tutto il frutto, che subisce un disfacimento. La crescita e la diffusione del fungo sono favorite da temperature che variano dai 25 ai 30 ° C e si diffonde per contatto tra frutti infetti e sani.

Questa malattia non è ancora eccessivamente diffusa in Italia, se non nei paesi meridionali e dato che si tratta di una malattia nuova, non è ancora stato trovato una cura dell’agente patogeno.

La prevenzione con Plantvoice

Come evidenziato in precedenza, il melograno è una pianta che può essere affetta da diverse patologie e parassiti. Per questo motivo è fondamentale investire sulla prevenzione e su strategie che offrano un quadro completo sulla salute delle proprie piante. Così si potrebbero riconoscere in modo tempestivo i bisogni della pianta, garantendo la piena produttività delle coltivazioni.

La tecnologia brevettata da Plantvoice può fare la differenza per la salute delle piante, in quanto monitora le loro condizioni, offrendo una diagnosi sullo stato della pianta. Si tratta di un innesto intelligente, delle dimensioni di uno stuzzicadenti, che è in grado di analizzare la linfa delle piante, quasi come se fosse un elettrocardiogramma. Tramite questa innovazione è possibile raccogliere numerose informazioni sulle necessità della pianta, in modo non invasivo e costante. Tutti i dati che il sensore raccoglie vengono inviati in tempo reale ad una piattaforma dotata di intelligenza artificiale, che elabora le informazioni. Questo permette di intervenire tempestivamente, risparmiando sull’uso di fertilizzanti e acqua.

Rimedi contro le malattie del melograno

Come abbiamo visto in questo articolo, la coltivazione del melograno è in forte sviluppo, perciò è ancora più importante conoscere i principali rimedi contro le malattie sia durante il periodo della fioritura, che in fase post raccolta.

Alcune accortezze che si possono avere per preservare il frutto sono:

  • Avere una buona manipolazione.
  • Conservare i frutti correttamente.
  • Una giusta irrigazione
  • Una corretta concimazione azotata.

Seguendo questi consigli è possibile prevenire danni come il “cracking”, cioè la spaccatura del frutto, che aumenta il rischio a infezioni da taglio.

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