La tignoletta della vite è uno dei fitofagi più studiati e temuti in viticoltura italiana. Lobesia botrana è in grado di compromettere la produzione su più generazioni nell’arco della stagione, con danni che vanno ben oltre la perdita diretta di peso: gli acini lacerati diventano porta d’accesso per botrite e marciume acido, con conseguenze che si riflettono sulla qualità del vino e delle uve da tavola.
In questo articolo trovate il quadro completo: identificazione, ciclo biologico dettagliato, soglie di intervento, prodotti ammessi in difesa integrata e biologica, e il limite strutturale delle tecniche di monitoraggio visivo.
Identificazione: come riconoscere Lobesia botrana
Chi lavora in vigneto sa che la tignoletta è difficile da vedere prima che faccia danni. L’adulto vola al crepuscolo, è piccolo e mimeticamente perfetto sulla corteccia: le ali anteriori hanno un disegno marmorizzato di grigiastro, ocraceo e bruno che lo rende quasi invisibile sui tralci. La finestra di osservazione diretta è stretta. In fase di campionamento si lavora soprattutto sulle uova e sulle larve. Le uova sono appiattite, quasi traslucide, deposte singolarmente sui bottoni fiorali o sul rachide. La fase a "testa nera", cioè quando la capsula cefalica della larva in formazione diventa visibile attraverso il corion, è il momento più utile per la conta: l’occhio ci si abitua in fretta, ma richiede attenzione e luce buona.
La larva neonata è invece praticamente incolore con testa scura, e penetra subito nell’acino prima che la si possa rilevare facilmente. Negli stadi successivi diventa verdastra o giallognola, con testa e placca toracica brune.
Da non confondere con la tignola della vite (Eupoecilia ambiguella): l’adulto ha le ali gialle con una fascia mediana trasversale scura, ben diversa dal disegno marmorizzato della tignoletta. Svolge solo 2 generazioni per anno, raramente 3, ed è più presente nelle zone settentrionali e in quota. In pratica, dove coesistono le due specie, i trattamenti coincidono perché i cicli biologici si sovrappongono.
Diffusione geografica e piante ospiti
Lobesia botrana è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, nei Balcani, in alcune zone del nord Africa, del Medio Oriente e del Giappone. In Italia è presente su tutto il territorio nazionale, con maggiore rilevanza economica nelle regioni centro-meridionali.
Pur essendo tendenzialmente polifaga, capace di svilupparsi a spese di oltre 27 famiglie vegetali, la vite è la sua pianta ospite principale. Tra le piante spontanee figura Daphne gnidium, ritenuta la pianta nutrice originaria della specie. Può attaccare anche olivo, ribes e diverse piante dell’ambiente mediterraneo tra cui Rosmarinus, Clematis, Lonicera e Viburnum.
In Emilia-Romagna i danni economicamente rilevanti si concentrano nelle pianure ravennati e nella zona del Lambrusco tra Modena e Reggio Emilia. Le infestazioni sono fortemente influenzate dal microambiente e dalle condizioni climatiche stagionali, con fluttuazioni considerevoli non solo da un anno all’altro ma tra una generazione e l’altra.
Ciclo biologico: le tre generazioni di Lobesia botrana
Nelle principali aree viticole italiane L. botrana svolge normalmente 3 generazioni all’anno. Al nord, in annate fresche, possono ridursi a 2. Al sud, dove le temperature estive favoriscono uno sviluppo accelerato, è documentata una quarta generazione parziale.
Svernamento
L’insetto trascorre l’inverno allo stadio di crisalide in diapausa, nascosta in un bozzolo sericeo sotto il ritidoma del ceppo, tra le screpolature dei pali di sostegno o nel suolo. I principali fattori di mortalità naturale durante lo svernamento:
- Temperature sotto i -7 °C prolungate per più giorni sono letali per una quota significativa delle crisalidi.
- Umidità relativa elevata favorisce gli attacchi di funghi entomofagi.
- Il parassitoide imenottero Didrachys affinis colpisce regolarmente le crisalidi svernanti.
Primo volo (generazione antofaga) - aprile/maggio
Il primo sfarfallamento si avvia quando la temperatura dell’aria supera i 10 °C per 10-12 giorni consecutivi. Gli adulti sono attivi a temperature superiori ai 12 °C, con condizioni ottimali tra i 20 °C e i 30 °C e umidità relativa del 40-70%. La durata media della vita adulta in campo è di 8-10 giorni.
Le femmine fecondate depongono le uova sui bottoni fiorali, e le larve erodono fiori e racimoli formando i caratteristici glomeruli sericei. Ogni larva distrugge in media 6-8 bottoni fiorali. L’incrisalidamento avviene all’interno dei glomeruli stessi.
In questa fase i danni economici sono generalmente contenuti: il grappolo compensa con una maggiore allegagione. Per questo i disciplinari di produzione integrata vietano i trattamenti contro la prima generazione.
Secondo volo (generazione carpofaga) - giugno/luglio
Il secondo volo avviene da fine giugno a metà luglio. Le larve attaccano gli acini in fase di ingrossamento, praticando fori di penetrazione e svuotandoli parzialmente. Ogni larva danneggia in media 5-7 acini.
Questa è la generazione su cui è imperativo impostare la difesa. I danni meccanici aprono vie d’ingresso per Botrytis cinerea e per gli agenti del marciume acido, innescando un effetto a cascata che può compromettere interi grappoli.
Terzo volo (generazione carpofaga) - agosto/settembre
Il terzo volo si colloca tra agosto e metà settembre, con le larve che si sviluppano sugli acini in via di maturazione. In questa fase ogni larva danneggia 10-20 acini, e il contenuto zuccherino crescente favorisce uno sviluppo larvale più rapido e una fecondità delle femmine notevolmente più alta.
| Generazione | Periodo (Nord Italia) | Target larvale | Rilevanza economica | |
| Prima (antofaga) | Aprile - maggio | Bottoni fiorali e fiori | Generalmente bassa | |
| Seconda (carpofaga) | Giugno - luglio | Acini in ingrossamento | Alta - generazione chiave | |
| Terza (carpofaga) | Agosto - settembre | Acini in maturazione | Molto alta - più dannosa | |
Sviluppo embrionale e larvale: l’influenza della temperatura
La velocità di sviluppo di uova e larve è strettamente dipendente dalla temperatura, un parametro fondamentale per calibrare i modelli previsionali.
Durata media sviluppo dell’uovo (giorni) in funzione della temperatura:
| 13 °C | 18 °C | 23 °C | 26 °C | 28 °C | 31 °C | 34 °C |
| 18,3 | 9,1 | 5,3 | 4,1 | 4,0 | 3,9 | 4,6 |
Durata media sviluppo larvale completo (giorni) in funzione della temperatura:
| 14 °C | 18 °C | 23 °C | 25 °C | 28 °C | 30 °C | 33 °C |
| 61,1 | 32,2 | 23,8 | 17,3 | 16,2 | 15,0 | 15,9 |
Il legame tignoletta-botrite: un’interazione che amplifica il danno
Uno degli aspetti meno discussi in pratica di campo è la sinergia biologica tra L. botrana e Botrytis cinerea. Studi sperimentali hanno messo a confronto lo sviluppo larvale su dieta con micelio di botrite rispetto a una dieta priva di fungo (dati: Servizio Fitosanitario Emilia-Romagna):
| Condizione | Sviluppo larvale (gg) | Mortalità (%) | Uova / femmina | Uova vitali |
| Dieta standard | 34,4 | 23% | 54 | ~91% |
| Dieta con Botrytis | 25,0 | 13,5% | 106 | ~93% |
Il fungo non solo non ostacola le larve: le nutre meglio. Le larve cresciute su micelio di botrite hanno sviluppo più rapido, mortalità quasi dimezzata e fecondità doppia. Ne consegue che un vigneto già interessato da botrite è anche un ambiente più favorevole allo sviluppo della tignoletta, con un effetto amplificativo da tenere in conto nella pianificazione della difesa.
Monitoraggio: trappole a feromoni, modello previsionale e campionamenti visivi
Un intervento tempestivo e calibrato richiede un sistema di monitoraggio strutturato su tre livelli.
1. Trappole a feromoni sessuali
Le trappole a feromone catturano i maschi adulti e forniscono indicazioni sulla dinamica di volo. Indicazioni operative principali:
- Installare 1-2 trappole per ettaro all’inizio di aprile.
- Effettuare i controlli ogni 3-4 giorni per rilevare l’inizio significativo delle catture.
- Sostituire la capsula ormonale circa 10 giorni prima del previsto inizio del volo della generazione successiva.
- Le catture della prima generazione sono indicative della pressione di popolazione, ma non giustificano il trattamento.
Per considerare l’inizio delle catture statisticamente significativo è necessario che in due controlli successivi a distanza di 3-4 giorni si registri un aumento progressivo dei maschi catturati.
2. Modello previsionale MRV-Lobesia
Il modello previsionale MRV-Lobesia calcola la percentuale cumulativa di volo e stima il momento ottimale dell’intervento sulla base dei dati termici locali. I bollettini fitosanitari provinciali integrano le previsioni del modello con i dati di cattura effettiva delle trappole locali.
Le finestre temporali chiave da inizio catture (seconda generazione):
- Da inizio catture significative a inizio ovodeposizione: 5-8 giorni.
- Da ovodeposizione a nascita delle larve: 4-6 giorni.
- Finestra di intervento ottimale: tra il 5° e il 14° giorno dall’inizio catture, in funzione del meccanismo d’azione del prodotto scelto e del momento fenologico della generazione.
3. Campionamenti visivi
Il monitoraggio visivo su grappolo è complementare alle trappole. Va condotto su un campione rappresentativo per appezzamento e permette di:
- Verificare la presenza di uova (nella fase a "testa nera" sono facilmente riconoscibili).
- Contare i fori di penetrazione e stimare la percentuale di grappoli infestati.
- Validare le previsioni del modello con dati reali a livello di parcella.
Soglie di intervento nei disciplinari di produzione integrata
| Generazione | Tipologia di vigneto | Soglia di intervento |
| Prima | Tutti | Trattamenti non ammessi |
| Seconda | Abitualmente infestato | Presenza di uova o fori di penetrazione |
| Seconda | Non abitualmente infestato | 5% grappoli con uova e/o larve o fori |
| Terza | Tutti | 5% di grappoli infestati |
Strategie di difesa: prodotti e timing di intervento
La scelta del principio attivo va fatta in funzione del meccanismo d’azione, del momento fenologico della generazione e dell’eventuale uso in biologico.
Prodotti con azione ovicida o ovo-larvicida (da applicare prima della schiusura delle uova)
- Tebufenozide (MAC, mimetici dell’ecdisone): consigliato solo in seconda generazione, agisce inducendo una muta precoce letale. Va distribuito prima della schiusura delle uova.
- Methoxyfenozide (MAC): medesima famiglia del tebufenozide, analogo utilizzo.
- Clorantraniliprole (diamidi): caratteristiche ovo-larvicide, massimo 1 intervento per anno. Attivo anche su tignola rigata (Cryptoblabes gnidiella) ed Eulia.
- Emamectina (avermectine): ovo-larvicida, da applicare su uova a "testa nera". Non ammesso in biologico.
- IGR: teflubenzuron, lufenuron, flufenoxuron: inibitori della sintesi della chitina, da distribuire in fase di ovodeposizione.
Prodotti con azione larvicida (da applicare alla nascita delle larve, prima della penetrazione negli acini)
- Spinosad (spinosine): ammesso in biologico, massimo 3 interventi/anno in alternanza con spinetoram.
- Bacillus thuringiensis kurstaki (Btk): microbiologico, ammesso in biologico, nessun residuo sugli acini. Ottimale per la terza generazione. Va ripetuto ogni 7-10 giorni in caso di piogge abbondanti.
- Indoxacarb (oxadiazine): larvicida ad ampio spettro.
| Prodotto | Categoria | Target | Biologico | Interventi max/anno |
| Tebufenozide | MAC | Uova/larve neonati | No | Vedi disciplinare |
| Methoxyfenozide | MAC | Uova/larve neonati | No | Vedi disciplinare |
| Clorantraniliprole | Diamidi | Uova/larve | No | 1 |
| Emamectina | Avermectine | Uova/larve | No | Vedi disciplinare |
| Teflubenzuron / lufenuron | IGR | Uova/larve neonati | No | Vedi disciplinare |
| Spinosad | Spinosine | Larve | Sì | 3 (alt. spinetoram) |
| Bacillus thuringiensis | Biologico | Larve | Sì | Nessun limite |
| Indoxacarb | Oxadiazine | Larve | No | Vedi disciplinare |
Confusione sessuale: il metodo più selettivo
La tecnica della confusione sessuale, basata sulla saturazione ambientale con feromone sessuale sintetico, impedisce ai maschi di localizzare le femmine, riducendo drasticamente gli accoppiamenti e quindi la deposizione di uova fertili. Non lascia residui sulle uve ed è il metodo più rispettoso dei nemici naturali.
Per essere efficace richiede:
- Superfici minime di 5-10 ettari in blocco (superfici inferiori riducono l’efficacia per il cosiddetto "effetto bordo").
- Installazione dei diffusori a fine marzo/inizio aprile, prima del primo volo.
- Monitoraggio con trappole di controllo per verificare l’efficacia della saturazione feromonica.
Nei vigneti in produzione integrata o biologica, specialmente nelle denominazioni di pregio, la confusione sessuale rappresenta oggi uno standard di riferimento, spesso incentivato da misure agro-ambientali regionali.
Nemici naturali: un patrimonio da preservare
La comunità di antagonisti naturali di L. botrana è ricca e comprende:
- Imenotteri parassitoidi: Icneumonidi, Braconidi, Calcididi (parassitoidi larvali e pupali).
- Ditteri Tachinidi (parassitoidi larvali).
- Funghi entomofagi.
- Virus della poliedrosi citoplasmatica e microsporidi.
Il parassitoide Didrachys affinis è documentato come agente di controllo delle crisalidi svernanti. L’uso di insetticidi ad ampio spettro sulla prima generazione elimina questi antagonisti proprio quando si trovano sulle infiorescenze, favorendo le esplosioni di cocciniglia cotonosa (Planococcus citri) e riducendo il controllo naturale sulle generazioni successive. Questa è la ragione tecnica più solida, oltre alla scarsa rilevanza economica diretta, del divieto di trattamento sulla prima generazione.
FAQ - Domande frequenti sulla tignoletta della vite
1. Le trappole a feromone sono sufficienti per calibrare il trattamento?
Le trappole catturano i maschi adulti e forniscono un’indicazione sulla dinamica di volo, ma non consentono di stimare direttamente la pressione larvale sui grappoli. Vanno integrate con i campionamenti visivi sulle uova e, dove disponibile, con le previsioni del modello MRV-Lobesia. Usate da sole, senza un’analisi della percentuale di grappoli infestati, possono portare a trattamenti non necessari o fuori tempo massimo.
2. Perché non si deve trattare sulla prima generazione?
Per due ragioni complementari. La prima: i danni ai bottoni fiorali raramente superano la soglia di danno economico perché il grappolo compensa con una maggiore allegagione. La seconda: i parassitoidi imenotteri presenti sulle infiorescenze in quel periodo sono i principali agenti di controllo biologico naturale. Un trattamento li elimina, riducendo il contenimento delle generazioni successive e favorendo esplosioni di fitofagi secondari come la cocciniglia cotonosa.
3. Quali prodotti si possono usare in biologico contro la tignoletta?
I principi attivi ammessi in biologico sono il Bacillus thuringiensis kurstaki (Btk) e lo Spinosad. Il Btk è la scelta preferenziale per la terza generazione perché non lascia residui e ha un ampio margine di sicurezza verso la vendemmia. Lo Spinosad è efficace su larve di prima età ma richiede attenzione al numero massimo di interventi annui e va applicato preferibilmente nelle ore serali per ridurre il contatto con gli impollinatori.
La tignoletta colpisce più duramente le piante già sotto stress. Una vite in equilibrio idrico e nutrizionale risponde meglio e limita i danni indiretti. Plantvoice monitora lo stato fisiologico della pianta in continuo, prima che lo stress diventi visibile.



